18 aprile 2008

Novellino attapirato!

Tapiro d'ora per Walter Novellino... oltre al danno anche la beffa... l'ormai ex-allenatore granata lo accetta con sportività ma "non troppa" e dichiara "E' la vita, si vince e si perde. Io -dice- sono uno schietto, se un giocatore sbaglia glielo dico,noi allenatori siamo pagati per correggere. Se poi certi vanno a piangere da papa'...I fischi? Non erano per me ma per il momento difficile del nostro lavoro. Fa parte del gioco, e' un momento della vita.Tutto qui..."
Vorrei anche riportare un articolo apparso sulla Stampa di giovedì... e scritto da un granata vero quale Gramellini.

La sfortuna di chiamarsi Walter (Massimo Gramellini)

Mica facile in questi giorni chiamarsi Walter. Veltroni almeno resta a galla. Novellino, invece: colpito e affondato. E’ la settimana degli eterni ritorni. A palazzo Chigi come al Toro. Per il secondo anno consecutivo, e dopo aver detto che non lo avrebbe richiamato mai, Urbano Cairo ha assunto l’allenatore che aveva licenziato l’anno precedente: Gianni De Biasi, il precario più fisso nella storia granata. Coerenza a parte, e i primi incoerenti siamo noi tifosi che continuiamo a delirare per dei miliardari, il presidente ha fatto bene a riprenderlo. Meglio ancora avrebbe fatto a non licenziarlo. De Biasi è il Giagnoni del Duemila e col Toro ha già ottenuto una promozione e una salvezza: se lo lasceranno finalmente in pace (un paio d’anni di tempo li ha avuti persino Prodi), prima del terzo licenziamento potrebbe atterrare in zona Uefa.
Mi dispiace per Novellino. Cioè, non mi dispiace affatto. Cairo ha sbagliato i tempi (lo doveva cacciare prima della contestazione di martedì per fugare il sospetto che siano stati gli ultrà a decretarne la fine), ma non la logica della decisione: il Toro Novello giocava male, si rompeva sempre, correva poco e non mordeva mai. Il cambio di allenatore è la seconda buona notizia della via crucis granata. La prima era stata la squalifica di Recoba e Di Michele, che mi auguro De Biasi vorrà prolungare fino al termine del campionato, restituendo a capitan Rosina quel ruolo di seconda punta che l'inopinata campagna-acquisti estiva gli aveva sottratto.
Ancora adesso non mi capacito di come sia stato possibile compiere una follia simile: tu hai fra le mani un talentino da 15 gol a campionato (parola di Zaccheroni e di tanti tecnici "neutrali") e, anziché valorizzarlo nel suo ruolo di attaccante alla Zola, affiancandogli un centravanti all'altezza, lo costringi a fare l'esterno, il rifinitore, il terzino, per affidarti a gente demotivata e a fine carriera? "Di Michele mi garantisce più profondità", si giustificava il rosinofobo Novellino, ma ignoro a quale profondità alludesse: forse di pensiero. So solo che se i soldi spesi per l'acquisto del fumoso DDM e per gli ingaggi di Ventola e Recoba fossero stati investiti in un centravanti appena decente, oggi il Toro sarebbe sotto braccio al Genoa o su di lì. E comunque anche la coppia Stellone-Rosina, sostenuta da un centrocampo agile e coraggioso, avrebbe fatto meglio delle cervellotiche formazioni di Novellino, che a un certo punto ha perso completamente il filo, mettendo in freezer i virgulti Bottone e Malonga per affidarsi alla combriccola di ex palermitani che Zamparini ci ha abilmente sbolognato a peso d'oro in questi anni. Il loro emblema è Barone, che qualcuno si ostina a definire campione del mondo, dimenticandosi che in Germania giocò solo due spezzoni, e nei turni preliminari. D'altronde basta guardarlo in faccia per capire che non potrà mai avere il furore agonistico che noi pretendiamo.
Cairo ci ha salvato la vita, checché ne dicano i soloni dell'imprenditoria granata che tre anni fa non mossero un dito per prendere il Toro a costo zero. Sta imparando a suon di schiaffi il mestiere di presidente e ci darà delle soddisfazioni. Ma deve smetterla di andare in cerca di offerte speciali: puoi anche azzeccare un Sereni, ma per lo più prenderai solo fregature. E deve avere più coraggio. A differenza di Berlusconi, che agli esordi ebbe il fegato di affidare il Milan a un allenatore di serie B, lui tende a giudicare le persone da quello che hanno già fatto anziché da quello che potrebbero fare. E così finisce per privilegiare l'usato sicuro, che alla prova dei fatti si rivela usato stremato.
Sarò ossessivo (altrimenti che tifoso sarei) ma tutte le disgrazie di quest'anno sono derivate da quel primo errore strategico: l'acquisto di Di Michele, che Novellino ha condiviso con Cairo e soprattutto con Antonelli, un altro che non ha mai creduto in Rosina seconda punta alla Zola. Ah, se gli esperti ogni tanto dessero retta ai tifosi! Ma come potevano immaginare che una squadra così lenta in difesa e a centrocampo potesse sopportare due o addirittura tre fantasisti, oltre a un centravanti? Era ovvio che Recoba e DDM avrebbero finito per snaturare Rosina, depauperando l'unico capitale umano del Toro.
Il mercato futuro dovrà essere all'insegna dei giovani ed è riassumibile fin d'ora nello slogan: un Lanna di meno, un Rubin in più. Ma perché sia un mercato di serie A, occorre allenarsi bene con Inter e Roma per poi battere un Napoli senza più stimoli e festeggiare la salvezza. Se siete pessimisti, guardate il calendario: a 37 punti Livorno, Reggina e Empoli non ci arriveranno mai. Sarà pure una magra consolazione, ma il quartultimo posto non ce lo toglie nessuno.

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